Da quando ho cominciato ad insegnare, 1994, ho cercato di stimolare la naturale curiosità dei bambini, anche quelli diversamente abili, avvicinandoli al computer: una "macchina" che è molto presente nella realtà attuale.
Attraverso alcuni giochi, cerco di offrire la possibilità al bambino di compiere esperienze finalizzate ad una prima scoperta e conoscenza del mondo dell'informatica (uso del mouse, dei tasti e dei comandi principali), per arrivare così a comprendere la possibilità di giocare con segni grafici, punti, linee, colori, disegnare percorsi, spazi aperti e chiusi, operare sui concetti topologici, le dimensioni, i ritmi, ecc.

Ho progettato ed installato, in due Plessi del mio Istituto, una rete Wifi per permettere ai docenti di lavorare, all’interno della propria aula, con i pc portatili.
Ma purtroppo, almeno nel mio Istituto non c’è un interesse alle nuove tecnologie: la maggior parte degli insegnanti è convinta del fatto che l'unica possibile modalità didattica di trasmissione del sapere agli studenti sia la lezione frontale. C'è una forte opinione negli insegnanti legata a questa particolare modalità di concepire la propria professione, di concepire la propria attività con la classe e costituisce il vero ostacolo a qualunque altro atteggiamento nei confronti della didattica. Questo è il problema vero. Gli insegnanti hanno i loro modelli che sono legati alla lezione frontale, alla ripetizione. Sono quegli insegnanti tecnocrati vecchio stile, ma ci sono anche molti giovani insegnanti che sono terrorizzati dalle nuove tecnologie e le rifiutano perché, secondo loro, rappresentano un pericolo da scongiurare.